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Oggi non lavoro per questo non ho messo la sveglia.
Nel meglio del sonno mattutino, quando i sogni sono ancora coperti dal buon profumo delle lenzuola, il citofono inizia a suonare initerrottamente: prima nei miei sogni, poi nella realtà facendo ancora più baccano.

Il suono continuo e ripetuto basta per darmi la sensazione che la giornata da li in poi possa continuare nel verso sbagliato. Non ho alcuna intenzione di alzarmi. Non avendo nessun ordine in sospeso nè con amazon nè con ebay, non mi preoccupo e continuo a stare in quel dolce tepore in cui mi trovo. Un minuto di silenzio e poi ancora di nuovo. È come se ci fosse qualcuno davvero arrabbaiato fuori dal palazzo, e a Londra, vi assicuro non è facile trovare persone che esternino la propria rabbia in questo modo.

Super nevosa salto fuori dal letto, infilo la felpa gialla con cui solitamente faccio colazione, metto gli occhiali e corro al citofono. Come al solito non si sente niente – solo mi pare un accento del nord – così apro entrambe le porte, quella del mio appartamento, e quella del palazzo, che sta comunque di fronte alla mia dato che mi trovo al piano terra.

“Yes, who’s there?”

“Oh, scusami tanto Caterina, sono mortificata di arrivare in questo modo e senza nessun preavviso, però i tuoi famigliari mi hanno dato il tuo indirizzo e mi hanno detto che tu sicuramente mi avresti potuto aiutare”. Mentre si avvicina alla porta con il suo piccolo trolley la guardo confusa, anche perchè gli occhiali che indosso sono quelli vecchi, i nuovi son rotti, e con quelli mi manca almeno un grado di miopia per poter veder normalemnte. “Sono una amica di tua cugina Alessandra, sono venuta qui per lavoro, dovrei stare solo un giorno ma purtroppo sono appena stata scippata qui dietro in stazione e non sapevo dove andare”.

Dopo queste parole non penso due volte a fare un passo indietro sull’uscio e darle il benvenuto, sebbene neppure abbia idea di quale cugina stia parlando. Stranamente neppure voglio saperlo. Non so se mi senta stordita perchè ancora assonnata ma la sua voce mi rimbomba nelle orecchie. La vedo un po’ sfuocata si, però vedo chiaramente che potrebbe essere una bellissima ragazza. Ha un corpo magnifico, ma lo stile dei vestiti che indossa insieme al suo portamento ne fanno una persona insicura. Nessun trucco in faccia, colori smorti, capelli crespi e una voce tramante. Credo sembri più vecchia di quanto sia realmente.

Una volta seduta le chiedo se le va un caffè per raccontarmi un po’ chi sia e cosa sia successo. Accetta. Mentre mi avvicino alla caffettiera mi rendo stranamente conto che l’odore di questa ragazza ha invaso la casa e ancora più stranamente mi meraviglio di conoscerlo perfettamente. Una stranissima sensazione, mi pare di aver sentito quell’odore tantissime altre volte in passato, ma non lo collego a nessuna situazione o persona in particolare. Mentre accendo la caffettiera in cucina lei alza la voce dicendo: “Stai attenta a non bruciarti, non si sa mai in cucina…”

“No, è una caffettiera elettrica, anche volendo sarebbe impossibile bruciarmi!” – ho risposto con un sorriso.

In un batter d’occhio sto nel divano di fronte a lei e ascolto la sua storia dello scippo.

Vivo dietro la stazione Victoria di Londra da 2 anni e ho sempre pensato fosse il posto più sicuro della città. Lei ne parla come di un posto pericolosissimo, e mi fa venir la pelle d’oca per la paura.

Non so come finiamo per parlare del suo lavoro e della sua vita. Fa tutto ciò che non faccio io. Lavora e vive nella stessa città da sempre, è impiegata in una grande multinazionale, sposata, ha comprato casa insieme al marito e ha una vita apparentemente stabilissima. Non so bene come ma mi da sui nervi in tutto ciò che dice:

“Non potrei mai vivere in una città pericolosa come questa. Non potrei mai sentirmi instabile. Ho bisogno di certezze. E il tempo passa, passa così in fretta che neppure te ne rendi conto. Un giorno hai 30 anni, il giorno dopo 80.”

Mi da la sensazione che il tempo passa più in fretta con lei là accanto. E la qualità di quel tempo è davvero orrenda. Mi ricorda quanto di brutto ci possa essere in una “vita semplice”. E mi ricorda anche quanto la mia vita sia orrenda per essere così differente.

Mi viene naturale chiederle quale sia la sua felicità. Mi risponde così: “Sono felice che non mi succeda niente di male giorno dopo giorno”.

Una risposta senza vita, senza passione nè sentimento alcuno. È come sopravvivere alla passività esterna. Senza vita come il suo modo di essere.
Guardando la mia vecchia ingombrante televisione rotta mi chiede inoltre come non abbia uno schermo LCD e come possa vivere senza abbonamento a sky.
Non ho neppure l’istinto di risponderle. Mi innervosce irrimediabilmente ma nascondo il mio stato d’animo dietro un falso sorriso.
“Ho assolutamente bisogno di una doccia, ci metto 5 minuti. Tu rilassati pure qui”
Prima di arrivare alla porta del mio bagno ho persino il tempo di sentire un’altra volta quell’odiosa frase: “attenta a non bruciarti con l’acqua calda!”.

L’avrei voluta ammazzare. E mentre schiaccio il bottone del miscelatore elettrico della doccia (qui in Inghilterra è normale averlo) un brivido di preoccupazione quasi mi passa per il corpo. Sarebbe impossibile bruciarsi e io pure mi preoccupo??? Sarei voluta tornare di fronte a lei e scaricarle la rabbia che mi aveva provocato. Ma poi sotto la doccia sento la sua presenza così lontana che inizio a sentirmi meglio. Mi tornano in mente mille di pensieri positivi. Il fatto che non sono vittima di nessun lavoro multiaziendale, non ho nessun mutuo da pagare e nessuna pressione ad esser passiva di fronte alla tv perchè non pago nessun dannato abbonamento a sky.

Sono libera. Soprattutto di poter scegliere cosa amare.

Una volta asciugata torno là e lei non c’è più. Solo un foglietto con su scritto: “Mi puoi trovare quando e se mi vuoi. S.F.

Non mi ero neppure resa conto che non sapevo il suo nome. Chi diavolo era S. F. ????

Visto che sono ancora stanca morta mi risdraio sul letto. Mi assopisco e poi…

…nel meglio del sonno mattutino, quando i sogni sono ancora coperti dal buon profumo delle lenzuola, il citofono inizia a suonare initerrottamente: prima nei miei sogni, poi nella realtà facendo ancora più baccano.

Mi sveglio d’un botto. Corro alla porta come se lo avessi già appena fatto.

È solo l’elettricista del palazzo che ha bisogno di entrare.

Ormai di fronte alla porta del palazzo mi avvicino a prendere la posta sul pavimento.

I soliti giornali medico-scientifici del vicino – penso – sono sempre là e lui non li ritira mai…
Poi attirata dalla fotografia della copertina di uno di quei magazines leggo:
Social Fears, watch out!” La ragazza in copertina ha un’inquietante aria famigliare.


This Post Has 2 Comments:
  • Scarlet says:October 26, 2012 at 12:03 am

    Non sapevo avessi un blog… e comunque questo pezzo è meraviglioso! :-)

    Dani

    Reply
    • cate81 says:October 27, 2012 at 12:40 am

      Grazi dani!!!

      Reply

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